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Ostana, il borgo che crea occupazione e attrae i giovani

“Certe volte si fanno cose che gli altri non comprendono ma che per noi hanno una coerenza” (Philippe Heraud, dal film “Il vento fa il suo giro, Arancia film, 2005). Questo potrebbe essere il motto della rinascita di Ostana, un borgo ad oltre 1200 metri alle falde del Monviso (Riserva della Biosfera UNESCO), il “re di pietra”. Negli anni novanta aveva solamente 5 abitanti anziani, oggi ne conta 41, soprattutto giovani che hanno aperto attività, che arrivano ad oltre 400 nel mese di giugno grazie al “Festival delle lingue minoranza linguistica” con relativo premio dedicato alle scritture in lingua madre. Come la lingua occitana (parlata in 12 valli del Piemonte, 7 regioni della Francia meridionale, una valle della Catalogna montana, e nel Comune di Guardia Piemontese in Calabria), il cui recupero e valorizzazione è alla base della rinnovata Ostana. Come il territorio è riuscito ad attrarre giovani con idee imprenditoriali? Ostana ha puntato sul riuso (con il recupero di oltre 300 edifici attraverso l’uso di materiali tradizionali nel rispetto dell’architettura alpina, grazie all’ausilio del dipartimento di Architettura del Politecnico di Torino); sulla valorizzazione dell’agricoltura montana (attraverso la creazione dell’associazione “Ritorno ai prati” che permette la coltivazione dei terreni a piccoli imprenditori locali con il consenso dei proprietari convertendo gli antichi concetti di cultura fondiaria e gestione collettiva nella moderna agricoltura multifunzionale). Ma Ostana ha puntato anche sull’ innovazione energetica(illuminazione con pannelli fotovoltaici), e sulla salvaguardia dell’ambiente. Il progetto si è sviluppato grazie a finanziamenti pubblici che hanno supportato le iniziative private, facilitando gli investimenti dei privati, responsabili della gestione delle attività. In questi anni ad Ostana è nato un rifugio-albergo, un centro benessere, un centro polivalente, una palestra di arrampicata, un’impresa agricola. Come fiori di montagna si sono sviluppati la scuola di cinema “L’Aura” (condotta dal regista Giorgio Diritti e dallo sceneggiatore Fredo Valla, che ad Ostana hanno girato “Il vento fa il suo giro”, che parla del ritorno alla montagna da parte di chi l’aveva abbandonata), il progetto del “Monviso Institute” (centro di ricerca sull’ecologia ideato dal professore Tobias Luthe della facoltà di Scienze della sostenibilità dell’Università di Coira), la sede di una startup di ingegneri torinesi sulla depurazione delle acque che vuole realizzare un villaggio tecnologico in una frazione recuperata, una scuola di architettura montana del Politecnico di Torino. I risultati di questa resilienza non sono passati inosservati. Ostana nel 2015 ha vinto il premio “Angelo Vassallo” “per la rinascita incentrata sulla partecipazione della comunità, per il rilancio dell’agricoltura montana, per la valorizzazione dell’identità occitana”, il premio “Fare paesaggio”, il premio “Comunità forestali sostenibili” di Legambiente, la menzione speciale del Mibact per il premio “Paesaggio” del Consiglio d’Europa, il Cresco award della Fondazione Sodalitas “per gli interventi di sviluppo sostenibile”. Oggi Ostana è parte del club de “I Borghi più belli d’Italia”.

Oltre i premi ci sono conseguenze visibili: la nascita di strutture ricettive, l’attrazione di flussi turistici legati all’escursionismo montano, la partecipazione della comunità, l’integrazione di migranti. Nel 2016 è nato Pablito, primo neonato dal 1987, nel 2016 si è celebrato un matrimonio di una coppia che ha deciso di vivere e di investire nel paese, nel 2014 è stato aperto il primo negozio dal 1990.

Del laboratorio Ostana parliamo con Silvia Rovere, imprenditrice del rifugio “La Galaberna” (salamandra in lingua occitana).

Come nasce l’idea di lasciare la città di Torino, con tutti i suoi servizi, per andare a vivere in un piccolo borgo di montagna? Perché Ostana e non un altro luogo esotico?

Il Comune di Ostana pubblicò un bando per gestire un’attività. La voglia di cambiare vita e le condizioni presenti nel paese hanno convinto la mia famiglia a trasferirsi.

Quanto le sue esperienze professionali hanno influito nell’idea di diventare imprenditrice?

Da tutte le mie esperienze ho avuto la fortuna di acquisire elementi di gestione aziendale. Lavorare nella ristorazione e nella progettazione europea mi ha fatto nascere nuove idee. Ciò che posso affermare come imprenditrice di montagna è, che rispetto agli altri imprenditori di valle, abbiamo un’altra prospettiva basata sull’accoglienza e sulla valorizzazione del territorio.

Lei ha avuto esperienze all’estero ma ha deciso di investire in Italia: quali insegnamenti ha tratto dalle esperienze fuori confine?

Confrontarsi con realtà straniere ti fa comprendere che non sei al centro del mondo, e che nessuno è diverso, soprattutto nel mondo del lavoro. Quando lavori con la clientela impari a gestire l’accoglienza con un approccio meno presuntuoso che in Italia. All’estero sei l’ultimo e devi fare qualcosa per salire. Ho avuto la fortuna di lavorare un anno in Irlanda, poi nei Paesi del nord Africa, quindi ho viaggiato per la Regione Piemonte e per l’Università di Torino in quasi tutti i Paesi dell’Unione Europea ed ho acquisito una mentalità diversa.

Quanto le condizioni create dal settore pubblico hanno influito sulla sua scelta?

Sicuramente hanno influito, ma la realtà pubblica del Comune di Ostana rappresenta una rarità. Il settore pubblico può far molto ma è raro che lo faccia. In altre realtà non ha aiutato come qui.

Quali problemi ha riscontrato nella fase di avvio?

Burocrazia! Tre settimane e più per un contratto della luce e tante pratiche cui devi stare dietro. Solo lavorando superi quella fase.

Quali consigli darebbe a chi vuole aprire un’attività?

Essere creativi, non spaventarsi delle nuove idee, proporsi, essere innovativi, mostrare entusiasmo, che è merce rara. Collaboro con diversi giovani ma li devo stimolare continuamente.

“Bouligar” significa darsi da fare in lingua occitana: quanto questo concetto ha influito sulla rinascita di Ostana?

Gli occitani si danno da fare molto, gli ottantenni più che i trentenni; fa parte del loro dna, i “nuovi” dovrebbero farsi contagiare da loro. Non sempre ci si devono aspettare risultati immediati dagli sforzi, la scadenza è spesso lunga e bisogna mantenere alto l’entusiasmo.

Nei numerosi premi vinti dal Comune si sottolinea il concetto di partecipazione della comunità: può farci alcuni esempi di come si sia creata questa comunanza di intenti?

Nei cittadini storici la partecipazione è sempre stata alta, i nuovi la stanno pian piano acquisendo. Spalare la neve, svolgere un’attività di grafica, rispondere all’alluvione con secchi e sabbia senza aspettare l’arrivo dei mezzi di soccorso: qui siamo tutti uniti per uno scopo! Abbiamo bene in mente il concetto di bene comune.

Nel borgo piemontese si è creata una nuova comunità fatta di giovani, di idee e di imprese: ritiene che il modello sia replicabile in altri luoghi?

La comunità ha uno zoccolo forte, solo alcuni giovani hanno acquisito lo spirito di questa comunità, il passaggio non è così immediato. Questa è la società dove si inviano i messaggini e non ci si telefona più. Storicamente la gente di montagna è abituata a sbattersi di più e la comunità è fondamentale per sopravvivere. In montagna hai bisogno dell’altro per stare insieme. La società attuale non aiuta il senso di comunità. Si può replicare un’esperienza come la nostra solamente se trovi le persone giuste. L’importante è dimostrare che un’alternativa è possibile.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Potenziare la struttura, espandersi. Economicamente un piccolo imprenditore fa fatica. Dare lavoro a cinque persone significa avere un alto carico fiscale. Obiettivo della mia impresa è assicurare una prospettiva alla mia famiglia e ai miei lavoratori. Abbiamo impostato l’attività con l’attenzione a tutti i diritti dei lavoratori. Bisogna combattere la concorrenza sleale, altrimenti gli investimenti di un imprenditore possono garantire solamente la gestione ordinaria. Noi stiamo investendo nei prodotti a chilometro zero, nella creazione di pacchetti turistici, nel “fare rete”. Indubbiamente l’alleggerimento del carico fiscale e gli incentivi all’assunzione dei giovani possono aiutare l’imprenditore. Di fronte ad un costo del personale l’impresa può potenziare le proprie attività cercando di mantenere un equilibrio economico. In sintesi: vorrei avere più capitali da investire e meno sforzi per garantire di poter pagare tutte le forniture. Per esperienza le alte cifre degli incentivi pubblici colmano l’assenza di risorse per investimenti. Bisogna però essere bravi a scrivere i progetti per i bandi e poi a vincerli. In questo diventa fondamentale la formazione.

 

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